Scavi di Ercolano




                            SCAVI DI ERCOLANO

 

Gli scavi di Ercolano ebbero un inizio fortuito nel 1711,quando il principe austriaco d’Elboeuf, utilizzando un pozzo per l’acqua dietro la Chiesa di S. Giacomo, s’imbattè nella scena del teatro e ne asportò le statue e gli elementi decorativi marmorei. Tuttavia ,solo alcuni decenni dopo, nel 1738, per volere di Carlo di Borbone, ebbe inizio un programma esplorativo dell’antica città sotto la direzione dell’ingegnere militare Roque Joachim de Alubierre, assistito prima dall’architetto Karl Weber e poi da Francesco La Vega. In questa 1^ fase degli scavi di Ercolano l’intervento fu effettuato mediante cunicoli che scendevano anche fino a venti metri di profondità, sfondando la massa compatta di fango , cenere e materiali vulcanici vari espulsi nell’eruzione del 79 d.C. Con questo sistema,che riduceva l’antica città alla stregua di una miniera,si raggiunsero complessi monumentali di grande importanza,quali la cosiddetta Basilica,e nel 1750 la suburbana Villa dei Papiri, asportandone i preziosi  apparati decorativi e scoprendo in una piccola stanza un’intera biblioteca,composta per la gran parte da papiri greci. Nel 1675,tuttavia,gli scavi vennero interrotti sia per il loro costo e pericolosità, sia per i gravi danni arrecati dalle continue perforazioni alle fondazioni delle case dell’abitato di Resina, sorta sull’antica Ercolano. Solo nel 1828,ad opera dell’architetto C. Bonucci, si ritentò l’impresa ercolanese e, abbandonando l’ormai superato ed anacronistico scavo mediante cunicoli, si applicò la metodologia  dello scavo a cielo aperto,iniziando questa nuova e più scientifica fase delle ricerche dalla Fattoria Bisogno, lungo vico mare. Gli scavi diretti a partire dal 1869 da Giuseppe Fiorelli, proseguirono con alterne vicende, riportando,riportando alla luce tutta l’area gravitante intorno al Cardo III inferiore,fino al 1875, quando si interruppero nuovamente a causa dell’oggettiva vastità dell’impresa, che prevedeva la rimozione di imponenti masse di materiale vulcanico. Solo nel 1927, di fronte al continuo espandersi dell’abitato di Resina, che minacciava di coprire totalmente Ercolano, si prese finalmente l’ardua decisione di riaprire gli scavi, affidandoli all’archeologo Amedeo Maturi.
In una prima fase degli scavi,tra il 1927 ed il 1939,venne messa in luce l’area meridionale della città, comprendente quattro “insulae” ed un impianto termale. Si raggiunse inoltre a sud l’antico litorale,mentre a nord ci si dovette bloccare lungo il “Decumanus Maximus” al limite ormai del moderno abitato. La parte scavata della città, seppur di modeste proporzioni rispetto a Pompei,mostrò subito l’eleganza delle abitazioni e la raffinatezza degli apparati decorativi.
In seguito agli eventi bellici gli scavi vennero interrotti;ripresi dal 1951 al 1957, portarono alla luce il complesso delle Terme Suburbane sull’antica marina e, solo parzialmente, la Palestra. Succeduto Alfonso De’ Franciscis al Maiuri, si riuscì tra il 1961 ed il 1970 a liberare un altro breve tratto del Decumano Massimo,con la scoperta del Collegio degli Augustali, ed a mettere in luce un tratto del portico della Palestra. Dal 1980 gli sforzi si concentrarono sul fronte a mare dove, abbassando il livello di scavo fino al piano di calpestio antico,è stata rinvenuta l’antica spiaggia con 12 fornici utilizzati, almeno in parte, come depositi per barche e pescatori. All’interno dei fornici ed al di fuori di essi vennero alla luce, insieme a numerosi oggetti preziosi quali anelli, bracciali e orecchini, alcune centinaia di scheletri di ercolanesi in disperata fuga verso il mare, fornendo la più drammatica testimonianza dell’eruzione del 79 d.C.

 

 

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